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SUOLO: RISPOSTE DAL SISTEMA

Il tecnico informa
di Gabriele De Stefani e Davide Pedrini | in collaborazione con Davide Primiceri, Sonia Rumi, Erika Travernini e Cristian Zappettini.
Un aspetto cardine del sistema agricolo che deve essere preservato è la fertilità dei terreni. Possiamo definire che la fertilità del suolo è la sua capacità di assecondare le esigenze nutritive e idriche della pianta durante l’intero ciclo colturale. Questa caratteristica del suolo si mantiene tale fino a che l’assorbimento dei nutrienti da parte della pianta viene ricompensato con l’apporto degli stessi.

Se l’esportazione è superiore all’apporto di elementi nutritivi la fertilità diminuisce nel tempo, con importanti ripercussioni sulla struttura e capacità produttiva dell’appezzamento interessato. Per assicurare un ottimale apporto nutrizionale alle piante, si utilizzano concimazioni minerali e/o organiche, che possono incentivare l’incremento del livello di humus e dell’attività microbiologica del terreno stesso. Non si deve però abusare della concimazione perché potrebbe comportare problemi ambientali, come l’inquinamento atmosferico e delle acque. Una poco attenta gestione dei reflui zootecnici e dei fertilizzanti chimici infatti può causare l’emissione di ammoniaca, nell’atmosfera, e di azoto, sotto forma di nitrati, nelle acque superficiali e sotterranee.

L’agricoltura determina, a livello europeo, l’emissione di oltre il 90% di ammoniaca e i reflui zootecnici ne sono gli emettitori principali. L’ammoniaca è un agente dannoso per gli ecosistemi, perché responsabile dell’acidificazione delle acque e dei suoli, del declino delle foreste e della diminuzione della biodiversità e gioca un ruolo chiave nella neutralizzazione degli acidi atmosferici e nella formazione di particolato fine (PM 2,5), pericoloso per la salute umana.

Il rilascio dei nitrati nel terreno causa l’inquinamento delle acque superficiali, attraverso il ruscellamento e il drenaggio dai campi verso i corpi idrici in superficie, e l’inquinamento delle acque di falda mediante lisciviazione, ovvero la percolazione dell’azoto verso i profili più profondi del suolo. I nitrati possono arrivare fino alle falde acquifere dove favoriscono l’eutrofizzazione delle acque, ovvero l’eccessiva proliferazione delle alghe. Ciò è fortemente influenzato dalle caratteristiche del suolo, come la tessitura del terreno e la piovosità della zona.

Negli ultimi anni si stanno elaborando delle strategie per consentire un utilizzo più sostenibile degli effluenti di allevamento, sia dal punto di vista ambientale che economico, per ridurre le emissioni e la richiesta di fertilizzanti di sintesi. Dal punto di vista agronomico, per ridurre le emissioni di ammoniaca, è opportuno individuare gli interventi possibili durante lo stoccaggio e la distribuzione in campo.

Durante lo stoccaggio si può ridurre l’emissione fino al 60-80%, diminuendo la superficie di contatto tra refluo e aria (vasche alte e strette), evitando rimescolamenti, coprendo le zone esposte all’aria mediante coperture rigide, flessibili o galleggianti o favorendo la formazione del capello naturale. Durante la distribuzione è necessario lavorare tempestivamente e distribuendo il refluo in modo uniforme, passando a distribuzioni a bassa pressione con ancore o deflettori rasoterra, che consentono di localizzare il liquame su tutta la superficie e di ridurre le emissioni di oltre il 30%.

Si possono utilizzare macchinari dotati di un flussometro, che permette di controllare, in tempo reale, la quantità di prodotto distribuita, e di un sistema NIR, per regolare la dose distribuita in base alle caratteristiche nutritive del refluo (tenore di N e P) e alle esigenze della coltura (distribuzione “variable rate”).

Per ridurre le perdite di azoto di reflui zootecnici e biodigestati si possono anche utilizzare degli additivi stabilizzatori dell’azoto, che si possono trovare in Comab, e che vanno miscelati al refluo con appositi kit posti sui carribotte o attraverso la distribuzione sull’intero campo con botte irroratrice. Così facendo si mantiene stabile il livello di ammonio nel terreno per un periodo di tempo maggiore, inibendo l’azione dei Nitrosomonas, batteri che convertono l’ammonio in nitrato.

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